La Fascite plantare: cos'è, sintomi, cause e come curarla

191023_fascite_plantare_02.jpgLa fascite plantare è una patologia infiammatoria della fascia che ricopre la muscolatura della pianta del piede, la fascia plantare.

Anatomia essenziale
: la fascia plantare, detta anche aponeurosi plantare o legamento arcuato, è una robusta fascia fibrosa che collega la zona mediale del calcagno con la radice delle dita del piede.

Funzione
: la fascia plantare serve a stabilizzare e sorreggere l'arco plantare longitudinale. La fascia plantare viene sollecitata con una forza pari fino al 14% del peso totale che riceve il piede. Svolge un ruolo importante biomeccanico durante il cammino (effetto windlass) dove il piede diventa una leva rigida migliorando la propulsione anteriore mentre in fase di carico provoca la supinazione del piede.

Eziologia e fattori di rischio
: la fascite plantare colpisce più di 1 milione di persone all'anno, in particolare popolazioni sia sedentarie che atletiche. Fattori di rischio per lo sviluppo di fascite plantare sono: obesità, età superiore ai 50 anni, gravidanza, patologie del piede (spina calcaneare, piede piatto o cavo), calzature inadeguate o rapido aumento dell'attività sportiva. Il sovraccarico della fascia plantare porta ad una sua infiammazione. La soluzione ideale per recuperare è evitare il carico stesso, cioè rimanere seduti o sdraiati per almeno 5/10 gg (consideriamo anche che essendo la struttura bianca e cioè poco vascolarizzata, riceve meno sostanze antinfiammatorie veicolate dal sangue stesso ed ha tempi di recupero più lunghi). Queste condizioni di recupero sono difficilmente conciliabili con la tipologia di vita d'oggi. L'infiammazione quindi non recuperando mai diventa cronica, cioè continua, creando condizioni di dolorabilità al mattino appena si poggiano i piedi a terra e sul tardo pomeriggio o sera se si è stati abbastanza tempo in piedi. L'insorgenza dell'infiammazione è riferibile a due motivi principali: Il primo è una condizione di piattismo del piede, che pone la fascia plantare ad un eccessivo e continuo sovraccarico fino al momento in cui, un'azione non abitudinaria come una lunga passeggiata, una corsa o l'età stessa che riduce l'elasticità naturale, scatena l'infiammazione. Il paziente sicuro della transitorietà del fastidio non pone dei rimedi e le normali attività quotidiane fanno il resto. Il secondo fattore scatenante è una condizione opposta, cioè un appoggio plantare cavo (arco plantare accentuato e rigido) con o senza un leggero retropiede valgo( tallone che cade verso l'interno del piede). Tale condizione pone un lavoro eccessivo alla fascia che deve tenere troppo energicamente l'arco plantare in posizione verticalizzante e il retropiede valgo va a sollecitare il fascio più interno e più arcuato della fascia plantare. Una possibile conseguenza (possibile perché non sempre presente) è l'associazione con la spina calcaneare.

Quadro clinico
: la diagnosi di fascite plantare è generalmente formulata clinicamente dall'esame obiettivo, anamnesi e dall'esame fisico. I pazienti possono presentare dolore al tallone con i primi passi al mattino o dopo una posizione seduta prolungata. Dolore acuto si può manifestare con la palpazione della  regione calcaneare  plantare  mediale,  dalla dorsiflessione passiva della caviglia.  L'imaging diagnostico è raramente necessario per la diagnosi iniziale di fascite plantare, ma per escludere fibromi plantari è consigliata la valutazione ecografica. L'uso di ultrasonografia e risonanza magnetica è riservato nei casi recidivanti o per escludere altre patologie del tallone.

Terapia
: Nel 90-95% dei casi un trattamento conservativo porta a un totale o almeno adeguato sollievo dal dolore.
Gli obiettivi del trattamento conservativo sono:

  • Ridurre dolore e infiammazione;
  • Recuperare la funzione articolare e muscolare;
  • Recuperare la sensibilità propriocettiva.

Possiamo suddividere la terapia conservativa in 3 principali fasi:

  • Fase 1: in questa fase è consigliato il riposo, un rialzo al tallone di circa 3 cm o una talloniera di silicone, FANS, terapia manuale (massaggio profondo e dei Trigger Point miofasciali) e stretching della fascia plantare e del tendine d'Achille, kinesiotaping a bassa colorazione, agopuntura, crioultrasuoni. La terapia con Cryoultrasound promette un miglioramento clinico efficace e duraturo nei pazienti con  fascite plantare cronica, garantendo anche costi limitati e protocollo d'uso breve e ripetibile.
  • Fase 2: superata la fase acuta si continua con la terapia antiinfiammatoria. In base alla gravità del problema si può decidere di usare la Tecarterapia o onde d'urto radiali o infiltrazioni di corticosteroidi.
  • Fase 3: qualora non vi dovessero essere soddisfacenti miglioramenti nelle precedenti fasi, sotto indicazione dell'Ortopedico, si può programmare una fasciotomia plantare e/o rilascio del muscolo del polpaccio.

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