La sindrome del Tunnel Carpale

tunnel carpale.jpgLa sindrome del Tunnel Carpale è una neuropatia da intrappolamento progressivo del nervo mediano.

Anatomia essenziale

Il polso è la regione anatomica che unisce l'avambraccio alla mano. E' costituito da tre articolazioni: articolazione radio-carpica, articolazione medio-carpica ed articolazione radio-ulnare distale. Tra i nervi presenti in questa zona anatomica, il nervo mediano è quello implicato in questo tipo di disturbo. Il nervo mediano passa, insieme ai nove tendini flessori delle dita, attraverso il tunnel carpale. Rappresenta un passaggio stretto e rigido costituito dal legamento trasverso del carpo e dalle ossa della base della mano.

Fisiopatogenesi

La compressione del nervo mediano nel tunnel carpale interrompe la barriera nervosa del sangue causando edema, infiammazione e fibrosi dei tessuti connettivali circostanti. Successivamente può venire a mancare la copertura mielinica del nervo con danno conseguente agli assoni. Ciò può determinarsi per vari motivi: inspessimento del legamento trasverso del carpo, infiammazione con edema dei tendini o in risposta a ripetute sollecitazioni meccaniche.

Eziologia e fattori di rischio

La sindrome del tunnel carpale è la più comune delle neuropatie da compressione cronica. Circa il 3% della popolazione ne soffre e maggiore incidenza è stata riscontrata nelle donne rispetto agli uomini.

L'eziologia della sindrome del tunnel carpale, non ancora molto chiara, è multifattoriale. Possono essere rilevati:

  • fattori anatomici: deformità dovute ad esiti di fratture o lussazioni del polso,  presenza di formazioni nel tunnel carpale come cisti, lipomi o fibrolipomi;
  •  fattori sistemici: ipotiroidismo, insufficienza renale, diabete melito, fibromialgia o ereditarietà. E' stato riscontrato, inoltre, un rischio anche per le donne in gravidanza o in fase perimenopausale, sempre iplicato a scompensi ormonali e di ritenzione idrica;
  • fattori occupazionali: lavori manuali ripetuti, soprattutto dall'avvento del computer sul posto di lavoro.

Quadro clinico

Fare la diagnosi corretta della sindrome del tunnel carpale è il passo più importante nel successivo trattamento. Essa viene impostata sulla base di anamnesi, risultati clinici, test elettrodiagnostici di conferma e sulla diagnosi differenziale. Quest'ultima è mirata a distinguere i sintomi della sindrome del tunnel carpale da quelli di altre condizioni quali la spondilosi cervicale, patologia ischemica intracranica o neoplastica.

Il quadro clinico è composto da formicolio intermittente, dolore o sensazione alterata che colpiscono le dita nella distribuzione del nervo mediano e cioè pollice, indice, medio e metà radiale dell'anulare. Il dolore si accentua di notte e nel tempo, gradualmente può peggiorare. Il paziente avrà difficoltà ad eseguire lavori con le dita come stappare una bottiglia o lavorare a maglia. Successivamente si possono notare anche atrofia e conseguente debolezza dei muscoli posteriori e laterali in particolare.

I test clinici più usati comprendono i segni di Tinel, di Phalen o l'applicazione della pressione sul nervo mediano gonfiando uno sfigmomanometro sul polso.

Solitamente la diagnosi clinica è sufficiente ma, qualora si ritenesse necessaria una ulteriore conferma si ricorre a metodi di osservazione strumentale come radiografie, elettromiografie, risonanza magnetica o l'ecografia.

Terapia

Il trattamento deve fornire un notevole sollievo dal dolore e, possibilmente, una protezione del nervo mediano da un ulteriore deterioramento.

Il tipo di terapia dipende dalla gravità dei sintomi e dal grado di limitazione funzionale. Nelle fasi iniziali si consiglia un approccio conservativo a scopo di migliorare la condizione del paziente e di conservarla nel tempo. Esso comprende: riposo (riduzione per un paio di settimane delle attività attive della mano), modifiche ergonomiche, farmaci antinfiammatori orali o iniezioni di steroidi, vitamina B6 (200 mg al giorno), splint in posizione neutra del polso e fisioterapia.

La fisioterapia comprende metodiche manuali praticate dal fisioterapista come la chinesi passiva, stretching e poi rinforzo dei muscoli ed esercizi attivi assistiti che mirano al recupero dell'articolarità e della funzionalità sensitiva, motoria e propriocettiva dell'arto colpito. Il terapista può avvalersi di terapia strumentale a scopo antinfiammatorio come le correnti Tens, Ultrasuoni, Laser Hilt, Tecarterapia, Enerpulse Papimi.

Compresa nella fisioterapia importantissima è la prevenzione e la cura della postura, in particolare sul posto di lavoro.

Nel caso in cui le strategie conservative falliscono è consigliata la decompressione del tunnel carpale per via chirurgica. Ciò è raccomandato in pazienti con test elettrofisiologico positivo e con cronicità alla sindrome. Lo scopo dell'operazione chirurgica e' di allievare la pressione nel tunnel carpale sezionando il legamento trasversale. L'intervento avviene con un approccio endoscopico o limitatamente invasivo. Dopo l'operazione chirurgica il paziente necessita di passare al massimo una notte in ospedale. La sintomatologia poco dopo inizia a regredire ma la totale ripresa e la scomparsa delle parestesie necessita di qualche mese, circa tre.  Tra i vantaggi della procedura chirurgica si ha la diminuzione delle recidive, condizione più facilmente verificabile nelle sindromi del tunnel carpale già trattate con intervento conservativo e fisioterapia. Quasi sempre l'anestesia è locale con puntura sul palmo della mano. Rare le complicanze che comprendono infezione, lesione del nervo o sindrome algoneurodistrofica.

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